N° 13

 

LA STRATEGIA DEL TERRORE

 

(PRELUDIO)

 

 

TEATRO D’OPERAZIONI

 

Di Carlo Monni

 

 

Non dovremmo chiederci se Dio è nel nostro campo, ma, piuttosto, se noi siamo nel campo di Dio.

 

Abraham Lincoln  (1809/1865)

 

 

                                                     PROLOGO

 

 

v     Lunedì. Washington D.C., capitale degli Stati Uniti. Il Maggior Generale dell’U.S.A.F. Andrew Harris Charlton, come ogni mattina, alle sette in punto, dopo aver salutato la moglie con un rapido bacio, esce dalla sua piccola villetta in periferia, pronto per recarsi al lavoro. Pensa alla sua scrivania, in un odioso ufficio da burocrate nella zona del Pentagono riservata ai membri dello staff dello Stato Maggiore dell’Aviazione. Ormai, purtroppo, sono finiti per lui i tempi dei voli sui caccia, come gli splendidi F 14, adesso, è solo un topo da scrivania, D’altra parte, se uno vuol fare carriera, bisogna pure che rinuncia a qualcosa, no? Si siede al posto di guida della sua auto, inserisce la chiavetta, la gira. L’esplosione distrugge completamente l’auto, sventra l’intero primo piano e lesione quasi tutte le abitazioni vicine. Il Generale Charlton muore quasi istantaneamente e di lui si ritroveranno solo pochi resti; sua moglie, d’altro canto, è più fortunata: ferita gravemente, lotta tra la vita e la morte nel migliore ospedale militare della nazione.

 

v      Martedì. Parigi, Francia. Jean Jacques Bideault è quello che viene, di solito, definito, un politico emergente, è solo un Sottosegretario alla Difesa, per ora, ma ha grandi ambizioni: aspira a diventare il più giovane Primo Ministro, se non addirittura Presidente della Repubblica, della storia francese e non dubita di averne le capacità, gli basta avere l’occasione giusta. Quell’occasione non arriverà mai, la sua carriera è troncata da un proiettile che gli attraversa il cervello. È già morto prima di terminare la sua caduta dalla scalinata del Ministero della Difesa.

 

v      Mercoledì. Mosca, Repubblica Federativa Russa. Arkady Sergejevitch Arbatov torna a casa da una giornata di duro lavoro come Secondo Viceministro degli Esteri, sezione Medio Oriente e sta maledicendo le complicazioni della politica internazionale, mentre rientra in casa. Non fa a tempo ad accendere la luce, due mani passano un sottile filo d’acciaio intorno al collo, strangolandolo prima che possa urlare.

 

v       Giovedì. Pechino, Cina Il Colonnello Zhou Lin Chou è Vice Capo Settore al Ministero del Sicurezza di Stato e sovrintende ai servizi di Controspionaggio dell’Esercito. Il suo compito è duro, pensa, ma è tutto per il bene del Popolo Cinese, no? Naturalmente, se i Vietnamiti non rompessero così tanto le scatole, la sua vita sarebbe più facile. Già, ma le possibilità di far carriera sarebbero minime. Strano, pensa, questo tè ha un sapore strano. È uno dei suoi ultimi pensieri coerenti, prima che la tazza gli sfugga di mano e lui cada, boccheggiando, ai piedi della sua scrivania. Il veleno lo uccide, molto dolorosamente, in 45 secondi esatti.

 

v      Venerdì. Londra, Gran Bretagna. Il Commodoro Arthur Perry-Williams-Fitzmaurice appartiene ad un’antica famiglia aristocratica ed è ha fatto una rapida carriera nella Marina, sino ad arrivare ad un posto di rilievo allo Stato Maggiore dell’Ammiragliato. Presto, il suo turno finirà e lui assumerà un importante comando operativo alla N.A.T.O., o, almeno, così spera. Mentre fa il suo decimo giro di corsa del parco. Ottimo esercizio per tenersi in forma, pensa fra se, non nota il quasi invisibile filo d’acciaio teso tra due alberi dinanzi a lui, all’altezza del suo collo. Non lo nota, cioè, finché non vi piomba contro e la lama affilatissima gli stacca di netto la testa dal collo.

 

v     Sabato. Le notizie sono state attentamente analizzate dagli esperti di ogni Servizio Segreto del Mondo e le conclusioni sono univoche. Dietro ogni attentato c’è la stessa mano e questo è un caso per specialisti. La decisione è presa: si deve allertare lo S.H.I.E.L.D.

 

 

1.

 

 

Il Colonnello Nicholas Joseph Fury, Direttore dello Strategic Hazard Intervention Espionage and Logistic Directorate o, più brevemente, S.H.I.EL.D. borbotta qualcosa d’inintelleggibile, mentre legge le carte portategli da uno dei suoi collaboratori.

-Ne sei assolutamente sicuro?- chiede, anche se sa di non aver motivo di dubitare della valutazione dell’uomo che gli sta davanti.-Mi stai davvero dicendo che una serie impressionante di assassini avvenuti durante l’intera settimana, è opera di un solo uomo?-.

            L’uomo a cui è stata fatta la domanda, sospira, aggiustandosi gli occhiali. È un uomo massiccio, appena al disotto del metro e novanta per 90 Kg. di peso, un fisico da giocatore di football,[1] cosa che è, effettivamente stato ai tempi dell’Università. I capelli sono rossi, anche se alle tempie sta apparendo qualche capello grigio. Non indossa la tipica uniforme dello S.H.I.E.L.D., ma un gessato grigio; non è, infatti, un agente operativo, ma uno di quelli che vengono definiti: analisti civili.Il compito per cui lo S.H.I.E.LD. gli paga, a lui ed altri come lui, un cospicuo onorario, consiste nell’analizzare le informazioni provenienti dai più disparati canali, compresi, ovviamente, i Servizi Segreti di tutto il mondo o quasi, per trovare punti in comune ed ogni altro dato degno di nota. In questo caso, l’uomo che ha analizzato le informazioni ed ha preso la decisione di informare personalmente Nick Fury e che ora è seduto di fronte a lui è il Dottor Timothy Aloysius Cadwallader Dugan II, figlio del più noto “Dum Dum” Dugan, attuale Vice Direttore Esecutivo dello S.H.I.E.L.D., che, come tutti sapevano, Nick Fury chiamava, abitualmente “Vecchio Tricheco”, a causa, probabilmente, degli enormi baffoni.

-Ne sono sicuro.- risponde, deciso, Dugan Jr. –Ho verificato ogni informazione più di una volta, le ho sottoposte a verifica di almeno cinque fonti diverse e non ho alcun dubbio. È stato sempre lo stesso uomo, il suo vero nome è Paddy O’Hanlon, ma nel suo ambiente è conosciuto col nome di Gael, che, come certamente saprai, Nick, è un altro modo per dire Gaelico o Irlandese.-

-Lo so, dopotutto, sono di origine irlandese anch’io. E mi ricordo di avere letto dei rapporti su di lui.- lo interrompe Fury –Scusa, continua pure, Tim.-

            Tim Dugan si schiarisce la voce e continua la sua esposizione-

-Era uno degli assassini più in gamba dell’I.R.A. abile in tutti i modi per uccidere che la mente umana sia in grado di inventare. Venne in America per uccidere un ex Militante dell’I.R.A., ma si scontrò con il supereroe chiamato Devil e fu sconfitto e mandato in prigione.[2] Circa un paio di anni fa, riuscì ad evadere e, a quanto pare, ha ripreso la sua vecchia attività, stavolta come freelance. Il suo obiettivo sembrano essere i responsabili della politica estera e di difesa di vari paesi. Nel corso degli ultimi sette giorni. Ha ucciso in Canada, U.S.A., Messico, Colombia, Argentina, Francia, Spagna, Italia, Ungheria, Russia, Cina, Corea del Sud, ed infine, ieri in Gran Bretagna.-

-Un uomo solo? Se non avessi visto cose ancora più strane, giuro che non ci crederei. Idee su chi siano i suoi committenti?-

-Chiunque, direi: Al Qaeda, ad esempio, o gli estremisti palestinesi o gli irriducibili dell’I.R.A. o di quanto rimane di altre organizzazioni terroristiche, magari anche l’Hydra. Il motivo? Non ne ha bisogno, gli piace uccidere.-

-Proprio quello che serve nel momento meno adatto, in cui le crisi internazionali si sprecano. Non avevo bisogno di un’altra grana, ma, secondo il Segretario Generale, tocca a noi intervenire in questo caso e lo faremo.-

-Scusa se te lo chiedo, Nick, ma hai già qualche idea?-

-Si, puoi chiedermelo. Nulla di definito, ma, si, ho un’idea e coinvolge un agente alquanto appariscente, sempre ammesso che accetti di aiutarci, mi riferisco a Capitan America!-

 

            Nel caso ve lo steste chiedendo, andiamo a vedere cosa sta facendo il nostro amato eroe a stelle e strisce, nonché neo Vendicatore:[3] il solo ed unico (beh, si fa per dire) Capitan America, che ritroviamo, mentre, insieme al suo partner Falcon (che vi direbbe con convinzione che è Cap ad essere il suo partner e non il contrario), stanno, diciamo cos’, prendendosi cura di una gang di narcotrafficanti in un molo del porto di New York.

            I banditi non sono all’altezza dei due supereroi e sono presto sgominati, per essere affidati alle autorità di polizia. Quando rimangono soli, Falcon si rivolge a Cap:

-Sei stato in gamba, non c’è che dire, ma attento a non diventare troppo fiducioso, ora che sei un Vendicatore.-

-Non c’è pericolo.- Replica il giovane.Iron Man mi ha già tenuto una lezione di umiltà l’altro giorno.-[4]

-Sul serio? Testa di Ferro non sembra il tipo più adatto per impartire lezioni del genere, ma, se lo dici tu, ci credo.-

            Un lieve tossire attira la loro attenzione. Si tratta di un’agente dello S.H.I.E.L.D.

-Mi scusi, ehm, Capitan America, il Colonnello Fury desidera vederla subito. Mi ha detto di dirle che si tratta di un’emergenza Codice A2.-

-Mmm, non sono sicuro di capire, ma, ormai, ho capito che se Nick Fury parla di emergenze non scherza. Ci faccia strada, agente.-

-Ehm.. per la verità, non ho ordini per… ehm… per Falcon.-

-Li ha adesso, credo. Ripeto: ci faccia strada.- replica Capitan America.

            Falcon non può fare a meno di sorridere. Complimenti, ragazzo, pensa, stai imparando sul serio.

 

 

2.

 

 

            Washington D.C. L’Agente Speciale del F.B.S.A. Jack Daniels sta completando per la quarta volta il suo percorso giornaliero di footing, quando il ronzio familiare del suo cellulare lo costringe a fermarsi dinanzi al Lincoln Memorial. La suoneria gli ha rivelato immediatamente quale dei due mini apparecchi che porta appesi alla cintura è quello che ha squillato e, quindi, sa già che non è Jack Daniels, che vogliono.ma il suo alter ego, U.S.Agent. Risponde immediatamente scopre, con stupore, che si tratta di una convocazione alla Casa Bianca. Quale che sia il motivo, lo scoprirà presto, gli resta giusto il tempo di tornare a casa, farsi una doccia veloce e presentarsi all’appuntamento.

 

            Jeff Mace entra nella redazione di Now alle 9 di Lunedì mattina. Saluta con la consueta cordialità i colleghi e fa per dirigersi alla scrivania assegnatagli, quando il suo capo, Charlie Snow, lo blocca:

-Jeff, ragazzo mio, arrivi giusto in tempo, ho un incarico per te.

-Di che si tratta Mr. Snow?- chiede il giovane, fingendo indifferenza, mentre, in realtà, sa bene di cosa vuol parlargli.-

-A quanto pare, il nuovo Capitan America sta per partire in una sorta di tour mondiale, per motivi non molto chiari. In realtà, credo si tratti di una missione di propaganda nel quadro della lotta al terrorismo internazionale. Sia come sia, tu sei stato prescelto per seguire l’evento per la nostra rivista. Scommetto che hai superato i controlli di sicurezza, grazie a tuo padre.-

            Scommessa persa, pensa Jeff, il motivo è un alto, ma solo Nick Fury potrebbe dirtelo. D’altra parte, avevo bisogno di una scusa per essere sempre presente nei luoghi dove apparirà Capitan America.

            Charlie continua a parlare:

-Peccato che abbiano scelto un solo giornalista per testata, ma dovremo accontentarci. Confido che saprai fare un buon lavoro, ragazzo.-

-Me lo auguro, Mr. Snow.-

-Ti ho già detto di chiamarmi Charlie, dopotutto, sono un vecchio amico di tuo padre… a proposito, come sta?-

-Meglio, dovrebbe uscire dall’ospedale domani, se non ci sono problemi.-

-Se vuoi andare a farli visita prima di partire, fai pure… e tua sorella? Quella piccola, intendo, notizie?-

            Roberta Ann Mace era scomparsa allo scoppiare della crisi mondiale nota come: Inferno² e, da allora, non aveva più dato notizie di se. Il dato più preoccupante era dato dal fatto che la Polizia aveva ritrovato il suo cellulare in un canale di scolo di Cambridge, nei pressi dell’Università e Robyn non lo avrebbe mai mollato così, di sua spontanea volontà.

-No, Mr… Charlie… nessuna notizia, ancora.-

            Che razza di periodo. Suo padre ferito gravemente da sua madre, che ora è in cura psichiatrica, la più giovane delle sue sorelle scomparsa; per fortuna, che almeno a Lizzie le cose stanno andando bene.

 

            Il Capitano dell’U.S. Marine Corp Elizabeth Mary Mace avrebbe qualcosa da ridire sul fatto che tutto le sta andando bene, ma, almeno per ora, preferisce soprassedere. Al momento, è in piedi nell’ufficio del suo comandante, il Maggior Generale Arthur Sever, nella sede del J.A.G. della Marina e dei Marines.

-Si sieda Capitano.- le dice Sever –Ho qualcosa che potrebbe interessarle.-

-Di che si tratta?-

-Un nostro elicottero da Trasporto, durante una missione nel Golfo Persico, è caduto al termine di normale volo e due uomini dell’equipaggio sono morti.-

-Un sabotaggio, signore?- chiede Lizzie.

-Tutto è possibile. A lei l’onere di indagare. Raggiungerà l’unità dov’era imbarcato l’elicottero, la portaerei U.S.S. Simon Savage e dovrà cercare di scoprire la verità.-

            Lizzie annuisce. Avrebbe preferito poter dare al caccia alla misteriosa Baronessa e scoprire dov’erano finiti Dallas Riordan e la Tigre Volante, o, meglio ancora, seguire le tracce di sua sorella, ma dovrà rassegnarsi ad aspettare, il dovere prima di tutto.

 

 

3.

 

 

            Sharon Carter esce dal Centro Ospedaliero dello S.H.I.E.L.D. Fisicamente non ci sono danni permanenti causati dal suo “incontro ravvicinato” con un nugolo di demoni durante la recente crisi,[5] ma, psicologicamente, è tutto un altro discorso. Aveva giurato a se stessa di non essere più alla mercé di nessuno, ma non è riuscita a mantenere l’impegno. È caduta vittima dei demoni, è stata selvaggiamente e ripetutamente stuprata d loro, finché non si sono stancati del gioco e l’hanno lasciata in un angolo a contemplare quanto fosse inutile ed indifesa. Ci ha messo giorni solo per riprendere a parlare con qualcuno.

-Sharon...-

            Nick Fury, naturalmente. Sharon vorrebbe poter dire di essere sorpresa di vederlo qui o anche di non esserlo, ma la verità è che non prova nulla e questo è anche peggio.

-Vedo che stai… ehm... bene…- dice Nick. Sharon rimane silenziosa –Sono venuto a dirti che C’è un nuovo incarico per te.- ancora nessuna risposta, nemmeno un cambio d’espressione. –Ne ho parlato con G.W. Bridge[6] e lui si è dichiarato d’accordo.Sarai l’Ufficiale Responsabile della Sezione di Richmond, in Virginia. Ovviamente questo implica la promozione al grado di Supervisore con relativo aumento di stipendio.-

-Vuoi togliermi dai comandi operativi.- dice lei. Non è una domanda, ma una constatazione, fatta, peraltro, con voce assolutamente priva di qualsiasi inflessione di rabbia o delusione o qualsiasi altro sentimento e questo Nick lo trova ancora più inquietante

-A partire da oggi sarai in congedo per malattia per le prossime due settimane, al termine delle quali potrai prendere possesso del tuo comando. Io… beh Sharon, mi dispiace, ma, per dirla con franchezza, i medici non ritengono che tu sia pronta per  un comando operativo e, ad essere onesti… nemmeno io. Penso che ti sarà utile allontanarti da New York per un po’… Tu sei nata in Virginia, no? Torna a casa tua,  rilassati per un po’ e poi… Richmond è un bel posto, in fondo.-

-E se io non volessi saperne del nuovo incarico e della promozione?-

            Di nuovo quel tono indifferente, Nick avrebbe preferito una delle solite discussioni arroventate, piuttosto che questo.

-Allora sarei costretto a farti porre in congedo anticipato per inidoneità al servizio.- risponde brutalmente.

-D’accordo, fra due settimane mi troverò a Richmond, soddisfatto?-

            Fury vorrebbe poter rispondere di si, ma non è sicuro di esserne convinto.

 

            Seduto al suo posto sull’aereo che lo porta in Europa, Jeff Mace consulta il suo computer portatile, ripassando le informazioni fornitegli dallo S.H.I.E.L.D. sull’uomo che è incaricato di fermare. Non è ben sicuro del perché la missione sia toccata proprio a lui, in fondo è più una roba da spie, che da supereroi colorati, sospetta che Fury gli stia nascondendo qualcosa, ma non gli importa più di tanto, scoprirà tutto a tempo debito, teme. Gli dispiace che Falcon non sia potuto venire con lui, non gli avrebbe fatto male l’aiuto di uno più esperto di lui in certe cose, ma ha detto che non poteva lasciare il suo lavoro per così tanto tempo, che quello che sta facendo come Sam Wilson è importante per Harlem quanto le imprese di Falcon. Ha dovuto dargli ragione. Uno dei motivi per cui, a volte, è così stressante essere un simbolo vivente è che non è facile conciliare i propri doveri con la vita privata. Chissà se è per questo, che Rogers…

-Salve.-

            Con un gesto rapido, Jeff cambia finestra sullo schermo, mentre solleva la testa verso colei che ha parlato: una giovane donna dai capelli neri forse castano scuri, non ne è sicurissimo, di circa 25 anni o poco più, dall’aria familiare e che ora gli sta sorridendo.

-Io sono Betty Brant Leeds, Daily Bugle. Tu sei di Now, vero? Ci siamo visti qualche volta in ascensore.-

            Ma certo, ne ha sentito parlare. Non era la segretaria di Jameson anni fa? Doveva essere una ragazzina, all’epoca. Si presenta alla giovane donna.

-E così andiamo tutti dietro al giovane Mister Bandiera eh?- dice Betty –Mi chiedo che ci sia dietro. Secondo me, è tutta una scusa perché il rimpiazzo si faccia pubblicità.-

-Lo chiami ancora così?- replica Jeff –Credevo che ormai si fosse guadagnato il rispetto della gente.-

-Oh, è in gamba, non lo nego.- ribatte Betty –Credo, però che ne abbia di strada da fare prima che smettano di considerarlo solo un volenteroso sostituto dell’articolo originale.-

-Si, penso tu abbia ragione, dopotutto.-

            Ed io sono, forse, il più qualificato a dirlo, pensa il giovane, a volte, vorrei non aver accettato l’incarico, mi chiedo se non sia stato un errore, anche se ho fatto del bene in questo periodo.

            La voce della hostess annuncia loro l’arrivo all’aeroporto internazionale di Belfast, Irlanda del Nord.

            Ci siamo, pensa Jeff, la danza comincia.

 

 

4.

 

 

U.S.Agent entra nella stanza. All’interno,  seduto alla scrivania, un uomo con i capelli biondi tagliati a spazzola e gli occhiali, che non nascondono un paio di brillanti occhi azzurri, dimostra meno di 30 anni, il suo nome è Jasper Sitwell ed è il direttore del F.B.S.A.,[7] l’agenzia che si occupa dei casi che coinvolgono superumani. Seduti dall’altro lato della scrivania, altri due uomini, il primo è un civile, il secondo indossa la divisa di Brigadiere Generale dei Marines.-

-Benvenuto U.S.Agent.- dice Sitwell –Suppongo che ti chiederai il motivo di una convocazione così urgente e segreta.-

 -Immagino che me lo direte, ora, signore.- risponde Agent.-

            L’altro uomo si schiarisce la voce:

-Sono l’Agente Hoffman della D.E.A., Agent, ed andrò dritto al punto. Ha mai sentito parlare di Tierra Verde? È un piccolo, quasi insignificante, paese del Centro America, normalmente troppo piccolo per attirare la nostra attenzione. Il fatto, però, è che abbiamo identificato proprio quel piccolo fazzoletto di terra come il luogo dove viene prodotto un nuovo micidiale tipo di droga, un tipo particolare di cocaina, sembra. Abbiamo abbastanza guai con le droghe tradizionali e le altre schifezze come il DK,[8] non abbiamo bisogno di altre droghe. È stata decisa un’azione drastica contro la fonte. Una squadra della D.E.A. e due compagnie di Marines, con l’appoggio della polizia e dell’esercito di Tierra Verde, si sono recate sul posto per un’azione di commando. A quanto pare, l’operazione è riuscita, però, all’improvviso, è accaduto qualcosa, non sappiamo cosa. Le trasmissioni radio si sono interrotte all’improvviso dopo aver ricevuto uno strano messaggio che parlava di un attacco e poi… grida di terrore. Questo è stato ieri mattina. Abbiamo provato a mandare elicotteri di soccorso, ma non sono più tornati. Ora quello che sappiamo è semplice: là, da qualche parte in quella Jungla, ci sono nostri uomini dispersi, potrebbero essere morti, ma anche essere ancora vivi e ci serve qualcuno che li tiri fuori da lì e li porti sino al punto d’incontro… qui!- viene indicato un punto sulla carta –Abbiamo deciso di inviare un solo uomo, tu.-

-Perché io? Perché da solo?-

-Domande sensate, figliolo.- interviene il Generale –Tu sei superumano e noi, beh abbiamo ragione di credere che là, in quella jungla ci sia qualcosa di superumano ed ostile e che tu sia in grado di affrontarlo. Quanto al perché tu solo… beh, per essere brutali, figliolo, non abbiamo altri e con i Vendicatori fuori gioco e la nostra squadra di superumani ancora in allestimento, tu sei la nostra risorsa migliore e va da se che questa è una missione segretissima.-

            Agent si concede una mezza smorfia.

-Quando devo partire?- chiede.

-Immediatamente. C’è un aereo in attesa per te, non appena sarai pronto.-

            L’espressione di Agent rimane impassibile, mentre risponde:

-Sono già pronto.- si tocca lo scudo –Ho già tutto quello che mi serve.-

 

            L’elicottero atterra impeccabilmente sul ponte della U.S.S. Simon Savage. Durante il viaggio, Lizzie Mace ha avuto il tempo per documentarsi sulla nave dove è appena giunta. La Simon Savage è una relativamente piccola portaerei varata ai tempi della Guerra del Golfo  e così chiamata in onore di un Ufficiale di Marina che, durante la Seconda Guerra Mondiale, aveva guidato un gruppo di Commandos nel Pacifico contro i Giapponesi: i “Leatherneck Raiders ed ebbe il dubbio onore di essere il primo a scontrarsi con l’Hydra quando quest’organizzazione era stata appena formata. Questo accadeva circa 60 anni fa e da allora il Capitano Simon Savage era diventato l’Ammiraglio Savage ed alfine era stato sepolto con tutti gli onori ad Arlington assieme a tanti eroi di quella guerra e non solo.Il suo nome era stato dato ad una nave, un destino che il rude uomo di mare, avrebbe apprezzato di sicuro. La “Savage” era stata destinata, come molte altre unità, al Golfo Persico, area sempre più calda con la guerra tra Murtakesh ed Halwan in corso, per non parlare dei continui sviluppi della crisi con l’Iraq. Tutto questo rendeva l’incidente sospetto e giustificava un’indagine accurata, Lizzie si chiedeva se era proprio la persona adatta, però.

            Appena scesa, viene accolta da un giovane ufficiale di colore della Marina:

-Capitano Mace? Io sono il Tenente Martin Luther King Mitchell, l’affiancherò in quest’inchiesta.-

            Lizzie lo squadra. Mitchell? Come… chissà se è solo una coincidenza.

-Grazie, mi farà comodo un aiuto. Lei è qui da parecchio?-

-Una settimana.  Sono venuto qui per indagare sulla morte sospetta di un aviere, quando c’è stato l’incidente.-

-Morte sospetta?- esclama Lizzie.

-Si, ma ne riparleremo, se permette, prima ci conviene andare a presentarci al comandante, il vecchio Savage diventa irritabile se i nuovi venuti non lo vengono a salutare subito dopo il loro arrivo.-

-Savage? Come…. –

-Esatto. Simon Savage era suo nonno e dicono che lui abbia lo stesso amabile caratteraccio.-

            Si, decisamente ci sono un bel po’ di coincidenze e lei non ama le coincidenze.

 

            Altrove, in un rifugio molto segreto, la donna chiamata semplicemente: la Baronessa, raggiunge le sue stanze private e qui, al sicuro da sguardi indiscreti, si toglie la maschera e, di seguito, il resto del suo, per la verità abbastanza ridotto, costume, poi si reca in bagno e fa una doccia corroborante. Uscita dalla doccia, si ferma a contemplarsi su uno specchio a grandezza naturale. Non male, si dice, un fisico davvero perfetto. Accantona il pensiero e si dedica al suo prossimo obiettivo: un altro passo nello screditamento di Dallas Riordan e, ovviamente, un passo in più verso i suoi veri obiettivi. Apre un armadio e ne tira fuori un costume pulito tra quelli a disposizione. In un angolo dell’armadio, stanno due altri costumi, alquanto differenti da tutti gli altri: quello rosso della supercriminale nota solo come l’Incappucciata e quello della, da qualche tempo scomparsa, eroina chiamata Citizen V.

 

 

5.

 

 

            Washington, Dipartimento di Stato. J. William Mace non dovrebbe essere qui. Tecnicamente è in convalescenza dopo che sua moglie gli ha sparato. È accaduto perché la mente di Dorothy aveva ceduto durante la recente crisi mondiale, ora si sta riprendendo, grazie e Dio, i medici sono molto ottimisti al riguardo e lui ci spera davvero. Il punto è che non riesce a stare con le mani in mano e la telefonata è giunta proprio a proposito, quindi, eccolo qui, proprio nell’ufficio del Segretario.

-Benvenuto Will.-

-Signor Segretario….-

-Lasciamo perdere le formalità Will, anche se non abbiamo votato per lo stesso candidato, siamo sempre amici, spero.-

-Certo..-

-Bene…ho saputo quello che è accaduto. Spero che sua moglie stia meglio, ora.-

-Si, grazie.- risponde Will imbarazzato.

-Notizie di sua figlia?-

-Vuol dire Roberta? No, nulla di nuovo, purtroppo.- fa una pausa –Mi scusi… signore.. ma perché ha voluto vedermi?-

-Will, penso che lei sappia che io la stimo molto.Ho molto apprezzato il suo operato agli inizi della crisi tra Halwan e Murtakesh. Ora quei due paesi sono in guerra aperta da quando il Murtakesh ha invaso il vicino e la situazione è complicata. Halwan ha un trattato di assistenza con Wakanda e se Wakanda entra nel conflitto con tutta la sua tecnologia ne potremmo vedere delle belle. Il Murtakesh è uno stato medioevale marcio sino al midollo. D’altro canto, la Principessa Azir cerca di modernizzare il suo paese e le fazione che le si oppongono vedrebbero perfino con piacere l’unione col Murtakesh, pur di fermarla.-

-Mi scusi… ma conosco la situazione geopolitica della zona.-

-Lo so. Volevo solo ribadire la gravità della situazione. Le nostre… attuali priorità ci hanno impedito di intervenire attualmente, tuttavia, presto, il Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U. sarà chiamata a decidere sulle richieste di aiuto di Halwan e... per farla breve, se la sente di farmi da Inviato Personale per seguire tutta la faccenda?-

-Io? Ma perché?-

-Perché è in gamba e perché non permetterà alle sue opinioni politiche di offuscare il suo giudizio, ci sta?-

            La vanità è uno dei motori dell’agire umano, si dice e Will Mace non da eccezione,

-Ci sto!- risponde.

 

            Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord. È una figura insolita quella che si muove sui tetti di quest’antica cittadina, sorvegliando quella che sarebbe la residenza del Primo Ministro dell’Ulster, se ce ne fosse uno. Il Governo nato dal precario accordo tra il Partito Unionista protestante e il Sinn Fein cattolico, rispettivamente ali politiche del movimento Orangista e dell’I.R.A., è stato sospeso e la Provincia ricondotta sotto il controllo diretto del Governo di Londra, a causa dei gravi contrasti tra le due parti, che ne rendevano impossibile il corretto funzionamento. Qualcuno si è convinto che il prossimo bersaglio di Gael sarà un membro del Ministero per l’Ulster qui a Belfast ed ecco, quindi, che Capitan America si muove in uno scenario abbastanza insolito per lui.

            In verità, non è molto convinto di quanto sta facendo. In queste circostanze si sente come un pesce fuor d’acqua. Perché affidare un compito simile ad un eroe in costume, non ha senso. Improvvisamente, una strana sensazione lo spinge a voltarsi, ma non c’è nessuno, eppure, avrebbe giurato….

 

            Una figura sguscia nelle tenebre e sorride soddisfatta, Sarà più divertente eliminare il suo bersaglio sotto il naso nientemeno che di Capitan America e non ha dubbi sul fatto che ci riuscirà, dopotutto è Gael ed è uno dei migliori assassini del mondo,

 

 

FINE PRELUDIO

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Come, forse, vi sarete resi conto, questo è un racconto che serve ad introdurre lo scenario per una serie di avventure del nostro eroe, che ci permetteranno di esplorare alcuni temi scottanti del momento, legati alla questione terrorismo. Qualcuno sarà d’accordo con le opinioni che esprimerò attraverso i personaggi, altri no, è inevitabile e no me ne scuso, ma ribadisco che di tutto sono l’unico responsabile ed ora, un po’ di appunti,

1)       Su chi sia Gael non c’è molto da dire, a  parte quello che è detto nel racconto e tanto vi basti, per ora.

2)       Timothy Aloysius Cadwallader Dugan II, primogenito di Dum Dum Dugan, così come suo figlio, Timothy III, agente dello S.H.I.E.L.D. sono creazioni esclusivamente mie, per quanto basate sul fatto che Dum Dum ha, effettivamente figli e nipoti, sebbene non ci siano mai stati ufficialmente presentati.

3)       La caccia a Gael impegnerà Cap per molto tempo e lo porterà a visitare vari paesi del mondo e en vedremo delle belle.

4)       Se Lizzie Mace non crede alle coincidenze, chissà che penserà di quelle in cui si imbatterà in futuro? Ma per saperne di più, voi dovete solo leggere questa serie,

5)       Che fine ha fatto Roberta Ann Mace? Per saperlo, sapete cosa dovete fare.

-_^

            Nel prossimo episodio: Gael colpisce e Capitan America non può farci niente, oppure si? In più: altre novità su Falcon ed il resto del nostro cast e… il ritorno di Steve Rogers (Perché? Se n’era andato?) in una veste insolita.

 

 

Carlo


[1] Il football americano, ovviamente (un Carlo pignolo)

[2] In numeri inediti di Devil di circa 19 anni fa

[3] Non vorrete dirci, che non avete letto Inferno² #3 in cui Cap viene accolto nei Vendicatori e nemmeno Vendicatori #22, con la sua prima uscita in tale veste, Fabio Volino ne sarebbe molto contrariato. -_^

[4] Nel già citato Vendicatori #21

[5] Negli ultimi due episodi, ovviamente.

[6] Il Direttore Della Zona Stati Uniti dello S.H.I.E.L.D.

[7] Federal Bureau of Superhuman Affairs

[8] Per il quale vi rimando  a Justice Inc.